a incrociare il mio sguardo. L’aria era troppo rarefatta, troppo pesante da respirare. Aprii la porta, il cardine cigolò quasi a volermi avvertire, e l’aria notturna mi colpì il viso: umida, pungente, viva. Dietro di me, la porta si chiuse con un clic. Quel piccolo suono metallico pose fine a qualcosa: la giovinezza, il senso di appartenenza, forse l’illusione che la famiglia potesse essere ricostruita con il solo impegno.
Scesi i gradini del portico senza voltarmi indietro. Le strade erano deserte, il cielo denso di nebbia. Non sapevo ancora dove