giacca e scesi le scale. Il SUV in dotazione alla Marina mi aspettava sul marciapiede: nero, immacolato, impersonale. Quando il motore si accese, il suo ronzio sommesso riempì la stretta strada. Il profumo di rose mi aleggiava ancora sulle mani.
Mentre l’autostrada si apriva davanti a me, la città si diradava lasciando spazio alla costa. Il mondo si faceva più silenzioso, come sempre accade quando si guida verso qualcosa che non si è ancora del tutto perdonato. I cartelli stradali lampeggiavano: Providence, Richmond, Fayetteville, Savannah. Ognuno sembrava un