di ferro che risuonava nel caldo di Charleston. Il sole pomeridiano era implacabile, di quelli che sbiadiscono il colore da ogni cosa che toccano, tranne che dai vetri delle grandi finestre sopra le porte della chiesa. Attraverso di essi, fasci di luce blu e cremisi si riversavano sulla navata, lenti e ponderati, come un pittore che si prende il suo tempo.
All’interno, l’aria era fresca e densa di cera di candela e profumo di gigli. Le voci del coro si levarono dapprima sommesse, poi più acute, diffondendosi fino alle alte