lampione, mi fermai e mi voltai verso la casa un’ultima volta. La finestra della cucina emanava ancora una debole luce gialla. Attraverso il vetro, potevo vederlo rigido, immobile, la sagoma di un uomo che credeva che il controllo fosse sinonimo di forza. In quell’istante, realizzai qualcosa di acuto e gelido.
Il rispetto non era qualcosa che gli appartenesse.
Non importava quante medaglie avesse appese al muro, poteva rinnegarmi, ignorarmi, privarmi di ogni nome che riteneva importante. Ma non poteva definire ciò che ero diventata al di fuori della sua portata.