e proprie performance.
Le parole “Forse è giunto il momento” mi risuonavano in testa, ostinate e pesanti. Il momento di cosa? Del perdono, di una messa in scena, o semplicemente di un’altra immagine di famiglia in cui i King apparivano uniti agli occhi di chi non li conosceva?
Riuscivo già a immaginare il matrimonio: l’alta società di Charleston, pizzi e champagne, mio padre a capotavola, la sua voce che risuonava ancora come un comando anche dopo tutti questi anni. Non sarei stata invitata per amore. Sarei stata convocata per simmetria.