suo respiro, nel modo in cui trasformava la vita in un insieme di regole che nessun altro aveva accettato di seguire.
Ho lanciato un’altra occhiata alla fotografia, al quadrato vuoto dove ero stata, e le mie labbra si sono incurvate in un debole, stanco sorriso. “Non lo farò”, ho detto.
Non rispose. L’orologio ticchettava di nuovo, più forte ora, come se la casa stessa stesse contando i secondi che mi separavano dalla partenza.
Indugiai ancora un istante, lasciando che l’aria si posasse tra noi. Avrei potuto dire tante cose: come