mia presa. In un angolo remoto della mia mente, una vecchia frase si fece strada.
Non ti farai mai rispettare.
Inspirai lentamente, l’aria densa di cera e fiori, e lasciai che le parole svanissero. Non avevo più bisogno di comandarle.
L’ho portato io.
Terminati i voti, il coro riprese a cantare, riempiendo lo spazio con un suono troppo puro per la bruttezza che si era appena consumata. Le note si innalzarono verso le alte travi del soffitto, avvolgendo le vetrate, frammentandosi in sprazzi di luce che si posarono sui banchi