Nera”.
Il nome si diffuse nella stanza come una corrente elettrica, sommesso ma inarrestabile. L’avevo già sentito, sussurrato nelle sale riunioni, stampato nei rapporti di missione che non videro mai la luce del sole. Sentirlo qui, tra champagne e pizzi, mi sembrò surreale.
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Blake mantenne lo sguardo fisso. Ora potevo scorgere nei suoi occhi quel riconoscimento che prima non c’era: il ricordo di una notte nel deserto, di fruscii radio e ordini urlati nel caos, una gratitudine che non aveva bisogno di spiegazioni.
Alzò di nuovo il