tempo, ad ascoltare il motore. Era più bassa di quanto mi aspettassi, con ciocche grigie tra i capelli e occhi così simili ai miei che mi tremarono le gambe.
Non si lanciò verso di me.
Si limitò a coprirsi la bocca con una mano tremante e disse: “Lila?”.
Nessuno mi aveva mai chiamata così.
Annuii, e lei scoppiò a piangere.
Anch’io.
Tra le sue braccia, finalmente capii perché i miei genitori si sforzavano tanto di farmi sentire insicura e spaventata. La verità rende difficile avere qualcuno accanto.
Abbiamo rimandato il