Il terzo giorno arrivò con un cielo grigio e minaccioso e una neve più fitta.
Ero sveglia dall’alba, a guardare i fiocchi di neve che cadevano pigramente fuori dalla finestra. Le infermiere mi portarono la colazione, ma non riuscii a mangiare più di un boccone di pane tostato. Avevo lo stomaco contratto, non per il dolore, ma per l’attesa.
Oggi vedrò Caleb.
Sedevo sulla sedia vicino alla finestra, con le mani giunte in grembo. Avevo provato e riprovato cosa avrei detto: come gli avrei detto che il dolore non era