un’asta metallica, un liquido trasparente gocciolava nel tubo collegato al mio braccio.
Alla mia sinistra, una finestra.
Fuori, la neve cadeva a fiocchi fitti e lenti sullo skyline di Chicago. Era dicembre in Illinois. Il mondo sembrava ghiacciato e lontano, come se stessi osservando la città di qualcun altro attraverso un vetro.
Mi trovavo nel reparto di terapia intensiva del Northwestern Memorial Hospital, uno di quei grandi e scintillanti centri medici di cui gli americani si vantano. Il nome mi tornava in mente mentre frammenti di ricordi riaffioravano: l’intervento chirurgico,