casa, nascondendomi dal mondo, quando accadde l’impossibile. Un martedì pomeriggio, Charlotte, l’indiscussa regina della nostra gerarchia sociale, si avvicinò al mio armadietto. Era la capo cheerleader, la ragazza il cui sorriso poteva fermare il traffico, e qualcuno che avevo ammirato solo da una distanza sicura e anonima.
“Tyler?” disse, la voce dolce ma chiara. “Mi chiedevo… verresti al ballo con me?”
Non ho risposto subito. Invece, guardai dietro di me, certo che si rivolgesse a un atleta affascinante o a un amico popolare che stava nella mia ombra. Ma non