pomeriggio, Charlotte, l’indiscussa regina della nostra gerarchia sociale, si avvicinò al mio armadietto. Era la capo cheerleader, la ragazza il cui sorriso poteva fermare il traffico, e qualcuno che avevo ammirato solo da una distanza sicura e anonima.
“Tyler?” disse, la voce dolce ma chiara. “Mi chiedevo… verresti al ballo con me?”
Non ho risposto subito. Invece, guardai dietro di me, certo che si rivolgesse a un atleta affascinante o a un amico popolare che stava nella mia ombra. Ma non c’era nessuno. Il corridoio era diventato silenzioso, e potevo