Noah, se ne stava immobile nel corridoio in calzini, il viso pallido nella luce blu del televisore. Aveva quattordici anni, alto per la sua età, con i capelli scuri che gli ricadevano sulla fronte e sui miei occhi, tranne quando era spaventato, quando sembrava terribilmente qualcun altro.
“Vai di sopra”, gli dissi.
“Non ti lascio solo.”
“Noah.”
Esitò, poi si mosse solo fino alle scale. Il bussare si fece disperato, frenetico. Rachel barcollava sulla veranda e mia madre sembrava sul punto di crollare. Contro ogni istinto che mi urlava dentro,