Una ragazza è apparsa accanto al mio letto d’ospedale, poi ha detto il mio nome.

il motivo della sua visita. Si è semplicemente seduta accanto al mio letto, avvicinando una sedia, con le mani giunte,

come se quel posto le appartenesse di diritto. Io non riuscivo a parlare né a fare domande, ma in qualche modo lei ha capito.

La sua presenza divenne l’unica costante su cui potevo contare. Quando il dolore si intensificava o il silenzio diventava troppo profondo, mi ritrovavo ad aspettare il lieve fruscio della sedia e il tranquillo conforto che lei mi offriva.

Non interferiva mai con le macchine o con