finestra, con una postura impeccabile, intento a leggere il giornale come se la sola disciplina potesse scongiurare la vecchiaia. La luce si rifletteva sui suoi capelli argentati, evidenziandone la precisione. Non alzò lo sguardo.
«Fai ancora finta che quell’uniforme ti stia bene», disse infine, con un tono asciutto, quasi disinvolto, come se non fossero passati anni, come se fossimo ancora in quella cucina da cui mi aveva cacciato di casa.
“Si addice molto meglio di quanto non abbia mai fatto la tua approvazione”, dissi.
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Un silenzio opprimente