e tagliente si diffuse nella stanza.
Non si scompose. Piegò la carta una sola volta, con precisione e deliberazione, il suono nitido nell’aria viziata. Sul tavolo accanto a lui c’erano una tazza di caffè nero ormai freddo, un paio di guanti di pelle e il vecchio orologio da tasca che usava per cronometrare ogni cosa: conversazioni, sbalzi d’umore, persino l’affetto. Ogni oggetto nella stanza sembrava essere stato messo lì per ricordarmi il rango che non avevo mai veramente ricoperto in quella casa.
Sollevò la tazza, bevve un sorso e la