a servire. Alcuni di noi servono, altri si esibiscono».
Un’ondata di risate educate si diffuse nella stanza. Non erano forti, ma appena percettibili. I suoi occhi non si staccavano dai miei. La linea tra noi era netta e precisa.
Non ho sussultato. Non ho distolto lo sguardo. Ho solo appoggiato la forchetta con cura, allineandola al coltello, con movimenti precisi e misurati, proprio come mi era stato insegnato che dovesse essere la disciplina.
Il silenzio che seguì non era mio, ma mi apparteneva comunque. Lo lasciai prolungare finché le risate