dal tempo. La sua mano tremò leggermente.
«È di mamma», disse lei. «Papà mi ha detto di distruggerlo.»
Le parole rimasero sospese tra noi, fragili come la carta stessa.
Presi la busta con cura. Il sigillo era fragile, quasi sul punto di sbriciolarsi. La calligrafia di mia madre, inclinata sul davanti, era delicata, decisa, il tipo di scrittura che usava quando cercava di non tremare. La aprii lentamente, il rumore della carta che si strappava era più forte del dovuto.
All’interno, l’inchiostro si era sbiadito assumendo una tenue tonalità marrone.