prima di fingere scuse e vincere discussioni.
C’era qualcosa di speciale nei suoi occhi. Non solo crudeltà. Piacere. Aspettava che crollassi, che piangessi, che tremassi, che mi scusassi per vivere nella sua stanza perfetta.
Non le ho dato niente. Non mi sono mossa. Non ho allungato la mano verso il bicchiere. Non ho coperto la macchia. Non ho nemmeno abbassato lo sguardo. L’ho solo fissata.
Poi ho guardato l’orologio. Le 18:02. Tre minuti, ho deciso. Alle 18:05, tutta questa festa – questo fidanzamento, questa elaborata piccola fantasia, questo spettacolo