Dopo aver passato sei mesi a cucire a mano l’abito da sposa di mia figlia, entrai nella suite nuziale proprio mentre la sentivo dire, ridecchiando sommessamente: “Se ti chiede, digli che non ti sta bene. Sembra che venga da un negozio dell’usato”. Sentii qualcosa dentro di me sgretolarsi, ma feci un respiro profondo, alzai la testa e me ne andai con l’abito senza dire una parola. Più tardi, però, accadde qualcosa che non avrei mai potuto immaginare…

il mio vestito non avrebbe mai toccato la sua pelle.

Senza dire una parola, mi ritirai nel piccolo giardino interno dell’hotel. Lì, sotto un arancio carico di fiori, finalmente mi permetti di piangere. Fu allora che sentii dei passi affrettati dietro di me. Qualcuno era senza fiato, come se avesse corso.

Abiti

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Era Clara, l’organizzatrice dell’evento. Il suo viso era contratto dalla preoccupazione e teneva un telefono in mano. “Signora”, disse, quasi senza fiato, “…deve venire con me. È successo qualcosa… qualcosa che nessuno si aspettava.”