I miei genitori mi hanno deriso chiamandomi “parassita” davanti a 50 invitati al loro anniversario.

un’espressione calcolatrice, infine una lieve irritazione. Un secondo dopo, la maschera tornò a coprirle il volto.

Non mi si è avvicinata. Non mi ha nemmeno salutato con la mano. Si è limitata a un piccolo cenno del capo, di quelli che si fanno ai fornitori di catering che passano.

“Kendall.”

Mi voltai. Dietro di me c’era Ethan Whitaker, con in mano un calice di champagne e un sorrisetto stampato in faccia, come se fossimo amici di vecchia data.

«Ebbene, guarda chi ha deciso di tornare», disse. «La figlia prodiga.»

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