modo che non riuscivo a cancellare.
«Devo controllare il saldo», dissi, facendo scivolare la borsa sul bancone lucido. «Era un regalo.»
La cassiera, una ragazza non più grande di vent’anni, lo prese con due dita, arricciando leggermente il naso. Non perché fosse cattiva. Perché le persone come lei non sono abituate ad aspettarsi che un oggetto di valore abbia quell’aspetto. Il valore di solito si presenta in perfette custodie di pelle e buste ordinate. Non in una reliquia fradicia e macchiata che sembra uscita da un cassetto pieno di cianfrusaglie.