leggermente la testa e uscì senza aggiungere altro.
Fissai la porta chiusa.
Qualcosa non mi convinceva. Il modo in cui mi aveva guardato, come se sapesse qualcosa che io ignoravo, come se provasse pietà per me.
Ma perché?
Fuori continuava a nevicare. Le macchine continuavano a emettere segnali acustici. Da qualche parte in quell’immenso ospedale, mi dicevo, mio figlio si stava riprendendo.
Almeno, questo è ciò che volevo credere.
Passarono due giorni, una tortura interminabile.
Il primo giorno si confuse con il secondo. I medici andavano e venivano, con indosso