che Daniel mi trovasse.
Si inginocchiò accanto al letto, il suo bel viso sfocato mentre tenevo gli occhi socchiusi. Lo stesso viso che tremava quando prestai giuramento. Le stesse labbra che promisero di proteggermi.
«Poverina», mormorò accarezzandomi la guancia. «Troppo champagne.»
Sua madre, vestita di seta argentata, stava in piedi dietro di lui, con le braccia incrociate, osservandomi come un oggetto prezioso sotto esame.
«Fallo subito», disse. «Prima che il personale inizi a pulire.»
Daniel mi fece sedere sul letto. Respiravo lentamente e a fatica, come se non avessi più