dell’arpista si congelarono sulle corde. Mi bruciava la guancia. Mi bruciavano gli occhi. Ma mi sono rifiutato di piangere davanti alla donna che mi aveva appena umiliato di fronte a duecento invitati. Vivian Blackwood, la mia futura suocera, era a pochi centimetri da me, in un abito argentato che probabilmente costava più della mia prima auto. Diamanti scintillavano al collo e ai polsi, ma il suo viso era contratto in una smorfia di puro disprezzo. «Davvero pensavi di poterti intrufolare in questa famiglia così?» sibilò lei. «Un piccolo mendicante squattrinato